Notizie da Gallipoli

Giornata della Memoria e veleni. La consigliera ora pronta alla querela

Dopo le dure reazioni per la frase "Prima li bruciane e poi li ricordane" sul profilo facebook, la consigliera Wilma Giustizieri ha deciso di tutelarsi con un legale. Mandato all'avvocato Demitri: "Lapidazione mediatica fuori luogo"

L'albero della memoria, Sannicola.

SANNICOLA – “Prima li bruciane e poi li ricordane”, e gli strascichi e la querelle politica legati alla frase provocatoria comparsa sul profilo facebook della consigliera Wilma Giustizieri rischia di finire a carte bollate. E’ ancora vibrante la polemica all’ombra dell’albero della Memoria e alle falde del palazzo comunale di Sannicola di piazza della Repubblica. Dove quella frase ad effetto, forte e provocatoria, pubblicata sul profilo facebook della consigliera di minoranza, esponente di Sel, aveva scatenato rimostranze e indignazione da chi si è sentito tirato in causa.

E in senso opposto anche gli attacchi e le accuse nei confronti della consigliera sembrano aver travalicato il limite del rispetto personale e del diritto di critica. E’ quanto si palesa dalla nota dell’avvocato gallipolino Pompeo Demitri che ha comunicato di aver ricevuto l’incarico di difendere “la dignità e l’onorabilità di Wilma Giustizieri, che è fatta bersaglio di feroci aggressioni mediatiche. Nei prossimi giorni” annuncia il legale, “depositeremo querela in Procura contro chi ha scambiato il diritto di critica con la mistificazione, la diffamazione e l’insolenza”. 

A tale comunicazione il legale fa seguire una riflessione a corredo, condivisa dalla sua assistita, per chiarire il senso personale, morale  e politico che hanno animato l’affermazione diventata oggetto di scontro tra le forze  politiche e le associazioni di Sannicola. “La sua frase durissima” scrive l’avvocato Demitri, “è un chiaro atto d’accusa contro quanti nel nostro Paese ed in Europa professano virtù nelle cerimonie pubbliche e coltivano invece sentimenti di omofobia, di superiorità razzista e sessista e di cancellazione del ‘diverso’. E riferita a queste ipocrisie comunemente praticate: chi lo fa con battute garrule, chi con tesi ‘politiche’, chi minimizza i rischi di una violenza che striscia nel corpo sociale. Dovremmo ricordare che la strada per le leggi razziali, dove lo Stato decreta la subumanità dei suoi stessi cittadini di razza non italica o ariana, non è una vertigine improvvisa verso l’orrore: nasce infida e lenta come un reticolo di sentieri praticati ogni giorno, un groviglio di piccole aberrazioni prima sottovalutate, poi tollerate, infine vissute come normali dalla comunità”.

Il rappresentante cittadino di Sel Pompeo Demitri.E  prosegue la nota esplicativa del legale della Giustizieri: “Nel nostro Paese ed in Europa riaffiorano quelle pulsioni, esasperate dalla crisi economica che si innesta su un qualunquismo strutturale. Nell’indifferenza sociale sono inoculate e pascolano nuove, brutali ghettizzazioni e si sono fatte daccapo struttura statale; i respingimenti in mare, i centri di ‘accoglienza’ in Africa, quelli in territorio italiano (meglio se al confino sulle isole), le carceri, la clandestinità come reato, le ronde: sono tutti ordinamento giuridico e simboli fisici dei nostri apartheid, della voglia sorda di cancellare il diverso e metterlo in discarica, possibilmente lontano dagli occhi. Oggi i pescatori di Lampedusa sono stretti nel dilemma, come i buoni cristiani con gli ebrei sotto il fascismo, se soccorrere o meno un uomo in mare, se rispettare le  leggi o conservare la propria umanità".

"Cogliamo l’identità qualitativa di queste violenze e questi ghetti e di questa nostra pericolosissima cecità, con le leggi razziali, i campi di concentramento e lo sterminio, con l’accettazione apatica di intere nazioni? In questo contesto” continua la nota, “dunque, le commemorazioni rischiano di essere il tappeto ipocrita che nasconde l’incuranza verso per i nuovi razzismi, per il ragazzo gay picchiato, l’inumanità delle carceri, il clochard bruciato, per le centinaia di uomini e donne annegati in mare o rinchiusi per diciotto mesi nel lager dei nostri Cie".

"E allora, se il commento di Wilma ha aperto una discussione su questo, la sua provocazione ha colto nel segno - ammonisce Demitri - non bastano tutte le nostre pubbliche manifestazioni di contrizione, né servono le ovvie prese di distanza dall’abominio: ci mancherebbe altro che non fosse così! Serve un impegno, quotidiano, una militanza civica per creare gli anticorpi all’orrore. Quanto al livello locale, chi si è sentito bersaglio di quello sfogo amarissimo, e forse fin troppo duro, ha frainteso oppure arbitrariamente ha mostrato di sentirsi chiamato in causa, giacchè nessuno aveva voglia di lanciare insulti, né di trattare questioni municipali; il pensiero” puntualizza il legale, “era più ampio nell’orizzonte geo-politico, proteso a porre interrogativi e stimolare analisi politiche. Eppure si è aperta una lapidazione mediatica che al posto delle pietre usa argomenti meschini ed aperte falsificazioni”.

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E quindi conclude: “Chi partecipa di quest’aggressione se ne fa strumento per ingenuità, oppure è complice per mala fede; con le sue parole offre comunque la fascina che alimenta la fiamma della diffamazione, tutta volta all’umiliazione dell’avversario politico. Chi partecipa di quest’aggressione pretende oggi di esercitare una censura rancorosa sull’impietosa denuncia politica di Wilma, la cui storia personale parla limpidamente di una donna che  pratica  un impegno politico democratico e non violento, senza pregiudizi. Oggi, sulle piazze del nostro Paese - esplicita Demitri - rimane un albero della memoria: dovrebbe anzitutto ricordarci che le parole hanno peso e fondano responsabilità, specie quando sono frutto di un falso deliberato, e che un’aggressione, concordata o no, sul web, ha la stessa faccia livida degli sgherri muniti di manganello, e persino lo stesso sapore di un’abbondante razione di olio di ricino: salutare per i nuovi fascismi europei, mortale per la democrazia”.

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