Notizie da Gallipoli

Tonnetti “malformati” pescati nelle acque gallipoline: la risposta dello scienziato

Un lettore di LeccePrima.it ha inviato un'immagine degli esemplari prelevati dallo specchio d'acqua antistante l'Isola di Sant'Andrea. Su 15 alletterati (appartenenti alla famiglia dei tonni), 14 presentano delle anomalie scheletriche. La redazione ha contattato uno degli esperti dell'ateneo salentino, Stefano Piraino, per chiedere lumi

I tonnetti pescati da un lettore, Giuseppe Barone

GALLIPOLI – Su 15 tonnetti alletterati (del tipo Euthynnus alletteratus, ndr) pescati nelle acque antistanti Gallipoli, nei pressi dell’Isola di Sant’Andrea, 14 presentavano una strana conformazione: la spina bifida. Un dato che ha preoccupato un nostro lettore, Giuseppe Barone: ha inviato l’immagine degli esemplarii prelevati nel mare della Città Bella, chiedendosi se l’origine di quelle “anomalie” derivassero dalla presenza di metalli pesanti e da idrocarburi nello specchio d’acqua ionico, come accaduto anche davanti ad altri litorali d’Italia.

Ma non si tratterebbe di spina bifida, ha fatto sapere Stefano Piraino. Il docente presso il Dipartimento di scienze e tecnologie biologiche e ambientali dell’ateneo salentino è stato contattato dalla nostra redazione per avere spiegazioni su quanto pescato dal lettore. “Si tratta di una fusione distale delle spine neuronali vertebrali. Le anomalie scheletriche dei tonnetti sono dovute a variazioni nell’attività spaziale e temporale di geni che comandano la costruzione del corpo del pesce, in particolare la dimensione e lo spessore delle vertebre. Si tratta di un' anomalia dello sviluppo non letale che evidentemente può manifestarsi sotto l’influenza di particolari condizioni ambientali, tra cui probabilmente anche fenomeni di inquinamento”. 

Parlare di anomalia nello sviluppo, secondo lo scienziato, è però incompleto: “Anomalia dello sviluppo significa che la malformazione si realizza al momento dello sviluppo embrionale, e non nell’organismo adulto. La fotografia degli scheletri dei tonnetti gallipolini sembra mostrare individui di piccole dimensioni, al di sotto dei 12 mesi di età. Appartengono dunque ad una coorte di pesci nati probabilmente sul finire dell’estate 2014 (la riproduzione di Euthynnus allitteratus nel Mediterraneo avviene da giugno a ottobre, ma soprattutto nei mesi più caldi come luglio e agosto). Questa specie è un pesce con spiccate caratteristiche migratorie, e percorre centinaia di chilometri ogni anno. 

Questo significa che è a dir poco inutile avviare una ricerca di inquinanti organici nelle acque di Gallipoli, dove questi pesci si sono trovati a transitare a distanza di 9-10 o più mesi dalla potenziale esposizione a questi inquinanti. E sottolineo "potenziale esposizione" perché non ci sono ad oggi studi scientifici che permettano di stabilire una relazione causa-effetto tra l’esposizione a idrocarburi, policlorobifenili, o metalli pesanti e l’anomalia della colonna vertebrale dei tonni. Per quanto ne sappiamo, questa malformazione potrebbe essere determinata da diversi meccanismi molecolari, che però rimangono ad oggi sconosciuti”.

Il professor Piraino non ha tuttavia sottovalutato la questione degli inquinanti nelle acque. “La mancanza di prove certe sulla responsabilità di idrocarburi o di altri veleni  nelle anomalie come quella del tonno alletterato dovrebbe costituire uno spunto di riflessione in più sulle potenziali conseguenze delle attività di estrazione petrolifera in mare, e per dare nuovo impulso alla ricerca scientifica sull' ecosistema marino e sulle sue risorse biologiche. Ad esempio, lo studio della biogeografia e genetica di popolazione dei tonni alletterati del Mediterraneo potrebbe consentire di identificare le aree marine con maggior rischio di insorgenza della mutazione”.

Non è ovviamente il primo caso di avvistamento di questi esemplari nelle acque del sud Italia. Altri episodi sono stati segnalati, come ha evidenziato lo stesso ricercatore, già a partire dal 2011 lungo le coste del Cilento e, ancora prima, nella Baia di Augusta, in Sicilia. “Le analisi eseguite su alcuni tonnetti con questa anomalia pescati lungo le coste calabre hanno rivelato alte concentrazioni di inquinanti organici con alto potenziale mutageno.

La presenza della raffineria e le vicende poco chiare che riguardano naufragi di navi cariche di sostanze tossiche hanno portato a speculare sulla possibile correlazione tra questi fenomeni. Occorre dire che il tonno “alletterato” è un predatore e nelle sue carni il processo di accumulo degli inquinanti (chiamato tecnicamente biomagnificazione, ndr) rende questo pesce particolarmente ricco di microinquinanti organici. Insomma, è probabilmente meglio mangiare alici che non gli alletterati”, ha concluso lo scienziato.  
 

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