Gallipoli Today

Frantoio ipogeo di palazzo Granafei da record. Targa in onore di don Carlo Coppola

Gli antichi frantoi sotterranei del borgo antico di Gallipoli hanno superato un milione di visitatori. Tributo di Gallipoli Nostra ai promotori del recupero

Il frantoio ipogeo di Gallipoli

GALLIPOLI - Un successo inestimabile e lampante che scivola via come l’olio tra i meandri sotterranei del borgo antico di Gallipoli e che consolida i suoi legami con la tradizione storica e con i caparbi promotori del recupero funzionale ai fini turistici, divulgativi e culturali degli antichi frantoi. Un significativo traguardo quello raggiunto dai frantoi sotterranei di palazzo Granafei, nel cuore del centro storico gallipolino, e affidati alle sapienti cure dell’associazione Gallipoli Nostra. A quasi 29 anni dalla loro riapertura sono stati oltre un milione i visitatori e turisti che hanno varcato la soglia d’ingresso e ammirato il restauro delle antiche stanze scavate nei bassifondi della roccia. E non è un caso che oggi i frantoi di palazzo Granafei siano censiti, su Tripadvisor, al 4° posto tra le “64 cose da fare a Gallipoli” e al 2° posto, dopo la cattedrale di sant’Agata, tra i luoghi storici e di cultura della città bella. Frantoi che come ha avuto modo di sottolineare, dati alla mano, l’attuale presidente di Gallipoli Nostra, Elio Pindinelli, contano una frequentazione media di oltre 31 mila visitatori paganti all’anno, rivelandosi, con il castello di Gallipoli, tra i maggiori attrattori turistici e culturali della città.

Gli ipogei di palazzo Granafei furono individuati, assieme ad altri 31 frantoi sotterranei di Gallipoli, a seguito di un dettagliato e approfondito progetto di ricerca e studio, e sono entrati, nel 1988, nel patrimonio dell’associazione Gallipoli Nostra, fondata e diretta sino a qualche anno addietro da Francesco Fontò. Quella del recupero dei frantoi ipogei fu un’avventura, condotta in solitario dall’associazione Gallipoli Nostra, ma da subito condivisa  dall’imprenditore gallipolino ed enologo Carlo Antonio Coppola,  l’unico all’epoca capace di comprendere la forza attrattiva ed emozionale di un bene storico, nel contesto dello sviluppo turistico della città e della capacità di offerte integrate necessarie per superare l’asfittico confine strumentale offerto dal sole e dal mare. Il progetto di recupero, elaborato dal socio e architetto Enzo Mariello, fu proposto con caparbia costanza  da Francesco Fontò,  e sostenuto presso la Camera di Commercio di Lecce proprio da don Carlo Antonio Coppola, allora autorevole componente della giunta camerale.

“Carlo Coppola volle credere in noi, nella nostra caparbia volontà di mettere in rete uno dei più interessanti luoghi di storia e di cultura di Gallipoli” rammenta Pindinelli, “e sulla sua scia volle crederci il presidente della Camera di commercio, Salvatore Leone De Castris, che assicurò, con l’approvazione unanime della giunta camerale, un contributo straordinario finalizzato al restauro e alla sua fruizione pubblica.  A distanza di 29 anni la nostra associazione ha voluto onorare, nel giorno della ricorrenza della scomparsa di Carlo Antonio Coppola, i traguardi conseguiti grazie, anche, alla lungimiranza del nostro storico presidente, Francesco Fontò, e di tutti i soci che hanno dedicato idee, iniziative, attività e lavoro con tenacia, entusiasmo e impagabile dedizione”. Nel pomeriggio di ieri, con una toccante cerimonia e alla presenza del sindaco Stefano Minerva e delle autorità civili e religiose e soprattutto della famiglia Coppola, è stata affissa sulla parete del frantoio di palazzo Granafei, in via Antonietta De Pace, una targa a memoria  di quanto “fin qui realizzato e degli uomini, che credendo nel giovanile impegno, hanno consentito il raggiungimento di un tale prestigioso traguardo”. Con la commozione strozzata in gola il presidente Pindinelli ha letto le parole di ringraziamento incise sulla targa commemorativa dopo gli interventi del sindaco Minerva, di Francesco Fontò, e di Giuseppe Coppola e la rimozione del drappo tricolore.     

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Commenti (2)

  • Non ho mai dato del "Don" al compianto Carlo Coppola. Era un uomo semplice e concreto e a queste sciocchezze non ci teneva affatto. L'ho invece apprezzato e ammirato per le sue innate doti di imprenditore, viticoltore ed enologo. Ho nostalgia delle lunghe chiacchierate tecniche che facevamo, ogni qualvolta avevo la possibilità di incontrarlo. Ricordo il suo entusiasmo per le nuove tecniche colturali nei suoi vigneti e i ritorni, in qualità che notava sui vini. Carlo precorreva i tempi, valorizzando le risorse principali di questa terra, ossia turismo e qualità dei prodotti, in particolare il vino. È doveroso pertanto un caro saluto alla memoria di un uomo che ha creduto fermamente nelle potenzialità del nostro Salento, costituendo un esempio da seguire per tanti altri imprenditori locali.

  • Don Carlo Coppola?..Ma era un vescovo o un prete? Potete delucidarmi?...Grazie.

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