Notizie da Gallipoli

I colori dell’accoglienza sul murales della scuola. Prima opera per la street art

Terminata la suggestiva realizzazione artistica curata da giovani gallipolini e dall’associazione Fideliter Excubat inaugurata il 5 novembre in viale Bari

Il murales di viale Bari

GALLIPOLI - La cultura dell’accoglienza e il valore della fratellanza tra i popoli riecheggiano tra le tinte e le figure rappresentate nel murales concluso in questi giorni e realizzato sul muro perimetrale esterno dei locali scolastici dell’istituto professionale Da Vinci di Gallipoli.  Un’opera di street art che è stata inaugurata martedì mattina, 5 novembre, alla presenza delle istituzioni locali e regionali e con la partecipazione degli studenti. L’opera artistica campeggia nell’atrio esterno di viale Bari, alle spalle dell’edificio scolastico e della palestra, e rappresenta il primo dei vari progetti in itinere nell’ambito della misura strategica di rivalutazione urbana e di costruzione pubblica e collettiva degli spazi cittadini “la cultura si fa strada”, presentata nel mese scorso durante la fiera del Levante e promossa e finanziata dalla Regione.

In quest'ambito il Comune di Gallipoli è tra gli enti vincitori che hanno ottenuto il finanziamento specifico sulla street art. Il murales realizzato a cielo aperto, intitolato “La Zattera della Medusa 2.0”, liberamente ispirato all’omonimo quadro (un dipinto olio su tela del Romanticismo di Théodore Géricaul custodito nel museo del Louvre di Parigi) coniuga alla perfezione i concetti di accoglienza e solidarietà con la street art: un connubio che ha portato alla realizzazione artistica frutto del lavoro e della creatività dei giovani gallipolini Cosimo Caiffa e Gabriele Cortese e dei ragazzi dell'associazione Fideliter Excubat.

Alla cerimonia di inaugurazione istituzionale hanno preso parte l'assessore regionale al Turismo e alla cultura, Loredana Capone, il sindaco Stefano Minerva e gli amministratori cittadini, il dirigente scolastico dell’istituto professionale Cosimo Preite e gli artisti dell’associazione gallipolina autori dell’opera grafica. “La città di Gallipoli rientra così nel progetto La cultura si fa strada” commenta il sindaco Stefano Minerva, “l’arte è a cielo aperto, la cultura è a portata di tutti con un murales che abbraccia il tema dell’accoglienza. Perché questa è, e sempre sarà, una terra accogliente. Il Comune di Gallipoli ha colto al volo l’occasione: un progetto regionale lungimirante che investe su una nuova forma d’arte. Un progetto che guarda oltre e ricopre di bellezza le città della Puglia e lo fa attraverso dei messaggi importanti. Per quanto riguarda la nostra città, un doveroso ringraziamento agli artisti gallipolini Gabriele Cortese e Cosimo Cheone Caiffa per aver messo a disposizione la propria arte e per aver comunicato, nel migliore dei modi, il nostro sentimento. Attraverso una rivisitazione del tutto personale del famoso quadro” conclude il primo cittadino, “Gallipoli in maniera chiara ribadisce, partendo dalle scuole, il concetto. Essenziale la variante del cambio della nave con quella del faro, simbolo della città e sinonimo di luce e speranza, quindi la terra ferma anch'essa simbolo di un nuovo avvenire”.

L’intervento dell’assessore Loredana Capone

“Siamo portati a pensare che i beni culturali siano solo i monumenti, ma ci sono altri luoghi vissuti dai cittadini e altrettanto importanti che oggi, purtroppo, sono vuoti, in degrado, che stanno lì e non dicono niente mentre invece meriterebbero un altro destino. Luoghi che magari si trovano ai margini delle città, in quartieri popolari, con muri cadenti, strade sconnesse. Ecco che, allora, un’opera d’arte, un murales, può fare la differenza, può restituirli una voce, renderli di nuovo fruibili e attrattivi” ha detto l’assessore Loredana Capone durante la presentazione, “un riscatto per le comunità che li vivono e un modo per trasformare un disagio in opportunità. Quello di Gallipoli è un esempio perfetto: bellissimo e altissimo, sulla facciata di una delle scuole più delicate della città, come per dire c’è speranza, non tutto è perduto, ma dipende anche da voi.

Un’opera meravigliosa, che tratta il tema dei temi, in un periodo storico in cui la linea che separa la tolleranza dall’intolleranza si fa sempre più sottile, e rilancia, provoca: che c’entra il colore della pelle? Che colpa ha una persona che nasce con un colore piuttosto che un altro? Nessuna. Non ha nessuna colpa. I veri colpevoli siamo noi, ogni volta che marchiamo una distanza, una differenza, ogni volta che cadiamo nel pregiudizio, che perdiamo la bussola del buon senso dimenticando che la solidarietà è uno dei pochi grandi valori di questa vita”.

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