Notizie da Gallipoli

Cittadini in casa, ma con Amart “partono” i tour tra arte e monumenti

Interessante l’iniziativa dell’associazione culturale che ha lanciato le visite guidate virtuali per vincere la noia e far conoscere le opere pittoriche e i beni artistici di Gallipoli

il dipinto dell'Assunzione della Vergine

GALLIPOLI – Io resto a casa, ma scopro l’arte e gli angoli nascosti della città. E’ questa la mission dell’associazione culturale Amart di Gallipoli, diretta da Eugenio Chetta, che anche in questi giorni difficili e di apprensione ha trovato il modo di accompagnare virtualmente i cittadini, confinati responsabilmente nelle proprie abitazioni per l’emergenza Covid 19, in tour culturali alla scoperta dei tesori artistici e architettonici della città bella. Un modo accattivante per non sentire il peso dell’isolamento forzato, impiegando il tempo anche per imparare e conoscere qualcosa in più del proprio territorio. Ogni giorno, tramite la pagina facebook e il profilo instagram dell'associazione, saranno disponibili gli approfondimenti multimediali su un monumento, un luogo di cultura, una chiesa, una statua, o un dipinto che caratterizzando il patrimonio artistico e storico di Gallipoli, svelato attraverso il racconto di Amart e delle sue guide.

Il tour ha già preso avvio nella giornata di lunedì con un primo appuntamento informativo su una delle più belle tele che fanno parte del patrimonio pittorico della cittadina ionica: quello dell’Assunzione della Vergine. Si tratta del dipinto (riprodotto nella foto) che è stato realizzato da Giovanni Andrea Coppola, vissuto tra il 1597 e il 1659, per abbellire il penultimo altare sulla navata destra della cattedrale gallipolina. Il diritto di patronato di quell’altare fu concesso da monsignor Consalvo de Rueda proprio alla famiglia Coppola.

Secondo le note storiche fornite da Amart, la Madonna, secondo una antichissima tradizione, non è stata abbandonata alla morte, ma si è semplicemente addormentata. Dopo la sua "dormitio", uno stuolo di angeli l'ha assunta in cielo in anima e corpo. In primo piano è raffigurato il sepolcro della Vergine. Dal suo interno fuoriesce un sudario, un lungo drappo bianco, le cui pieghe sono un chiaro esempio di come il pittore amasse i chiaroscuri e sapesse miscelare in maniera impeccabile le sostanze dalle quali estraeva i colori. Attorno al sepolcro, sono rappresentati gli apostoli, che si erano riuniti attorno a Maria dopo la Resurrezione del Cristo. I loro volti e le loro posture fanno trasparire tutta la meraviglia e lo stupore suscitati da questo singolare evento.

Nella parte superiore dell'opera, invece, spicca la figura della Vergine Maria, con le braccia allargate e protese verso l'alto e intorno a lei ci sono numerosi angeli che, non solo le fanno cornice, ma la sollevano fisicamente verso il cielo. “Un'opera d'arte che merita di essere ammirata” commenta il presidente di Amart, Eugenio Chetta, “e quando questo periodo di crisi finirà e potremo uscire dalle nostre case, rivedremo la nostra città con occhi nuovi sapendone apprezzarne le qualità più belle ed esaltanti”. In tempi di quarantena volontaria e necessaria il messaggio divulgato da Amart è chiaro e traslato in chiave artistica: restate a casa, ma viaggiando nei meandri della cultura cittadina di Gallipoli. E non ci sarà tempo di annoiarsi e avere timore del subdolo coronavirus.

Seconda tappa: viaggio nel museo Barba 

Il tour virtuale è proseguito in queste ore focalizzando l'attenzione sul luogo principe della rete museale di Gallipoli, ovvero il museo civico, intitolato al medico, scienziato e letterato gallipolino Emanuele Barba vissuto tra il 1819 e il 1887. Fu proprio Barba infatti, donando alla città l'intera sua collezione, a istituire dapprima un “gabinetto zoologico-mineralogico”, poi trasformato in museo naturalistico, come spiegato dalla descrizione di Amart. La collezione venne ospitata sino al 1898 nei locali del seminario diocesano, unitamente alla biblioteca comunale già costituita nel 1825 con la donazione del canonico Carmine Fontò.

Successivamente il tutto fu trasferito nell'attuale edificio, costituito da una grande sala su due piani ad archi e logge secondo i canoni neoclassici, costruito sul luogo del vecchio ospedale civico, su sollecitazione del sindaco Giovanni Ravenna, seguendo il progetto dell'architetto Francesco Barba. L'apertura ufficiale al pubblico avvenne il 14 marzo del 1899. Per tutte le altre info consultare i profili social dell’associazione culturale Amart.

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