Notizie da Gallipoli

Videocamere di precisione puntate sui luoghi di spaccio: 4 fermi nel blitz

Anche undici denunce per spaccio di sostanze stupefacenti ai minori a Gallipoli, nell’operazione “Var Bay 2.0”: l'attività eseguita dai carabinieri è simile a quella di un anno addietro

Uno dei fotogrammi durante i pedinamenti.

GALLIPOLI - Gli “occhi” attenti delle videocamere di Gallipoli hanno incastrato sei individui. Di questi due in flagranza di reato dopo un inseguimento in spiaggia nella serata di domenica. Mentre altrettanti sono attualmente ricercati. In quattro finiti in stato di fermo e altri undici denunciati con l’accusa di spaccio di droghe pesanti aggravato dalla cessione persino a minorenni.  In un caso accertata la cessione di cocaina a un 16enne. I provvedimenti su disposizione del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Valeria Farina Valaori.

Nelle ultime ore è scattata l’operazione “Var Bay 2.0”. Il secondo atto del blitz è una sorta di continuazione  di quello eseguito esattamente un anno addietro, il 7 agosto e denominato "Var Bay". IMG_0383-2

Soltanto che quello delle ultime ore è stato condotto con mezzi tecnologici ancora più efficienti e precisi. In attesa probabilmente dei droni nelle future attività di indagine, l’Arma ha intanto fatto ricorso a sofisticati dispostivi che hanno la capacità di immortalare e registrare  fino a 400 metri di distanza, pur garantendo una notevole risoluzione.  

Se il termine "Bay" si riferisce infatti alla baia del litorale ionico, "Var" (Video assistant referee) è l'elemento che ha fatto la differenza investigativa: una speciale videocamera utilizzata a partire dal 2018 nel campionato di calcio di serie A. Un dispositivo di precisione che in ambito sportivo serve a cogliere o stabilire anche il più piccolo dei falli anche grazie al collegamento di tutti gli "occhi" a una sala operativa. A Gallipoli si è rivelato un potente strumento per incastrare i pusher, tutti noti alle forze dell’ordine e ora ristretti nel carcere di Lecce.

Il video: Utilizzati sofisticati dispositivi in grado di riprendere fino a 400 metri di distanza

Si tratta dei 42enni senegalesi Oumar Mbaye e Dembel Gadiaga e dei gambiani Lamin Ceesay e Kebba Barrow, 20 anni il primo, 24 il secondo. Gli altri due dei sei destinatari dei fermi si sarebbero già allontanati dal Salento e sono pertanto ricercati: sul loro conto è stata richiesta l’internazionalizzazione della misura restrittiva.

I militari del comando provinciale leccese e i colleghi della compagnia della Città Bella hanno ricostruito come i cittadini extracomunitari, secondo la seconda tranche dell’indagine, avrebbero messo in piedi una florida rete di spaccio in quattro distinti punti di Baia Verde, la località gallipolina. Altri undici gli indagati in stato di libertà, tutti stranieri e sempre di origini gambiane o senegalesi, provenienti perlopiù dalle province di Foggia e Bari. Ancora prematuro stabilire l’esatta regia di questa fitta rete di spaccio, organizzata peraltro in veri turnover: gli stranieri erano soliti avvicendarsi in cambi di turno durante la giornata, garantendo sempre la copertura del "servizio" agli acquirenti della droga. 

Il coordinamento dell’attività illegale prevedeva peraltro la suddivisione dei ruoli: non soltanto venditori, ma anche “pali” o segnalatori di personaggi sospetti temendo l’arrivo delle forze dell’ordine. Non si può dunque ancora risalire all’organizzazione madre: di certo c’è che, oramai, i giovani pusher stranieri non sembrano più dipendere dalla malavita locale, né essere obbligati a “lasciapassare” per poter spacciare sul territorio salentino come si è sostenuto fino a non molto tempo addietro. IMG_0385-2

L’indagine e i travestimenti

Nella caserma della Città Bella - come hanno avuto modo di illustrare il comandante provinciale, colonnello Giampaolo Zanchi e quello del Reparto operativo, colonnello Pasquale Montemurro, è stata allestita una vera e propria control room dalla quale i carabinieri con più anzianità di servizio hanno coordinato via video i colleghi più giovani. Trentacinque carabinieri sono stati infatti messi a disposizione per l’estate proprio alla compagnia di Gallipoli. Tutti provenienti da fuori regione, senza conoscenza del territorio, con accenti diversi e molto giovani, si sono rivelati gli uomini giusti per il camouflage. Hanno infatti indossato gli abiti dei turisti, travestendosi, hanno finto di essere a Gallipoli per divertimento e magari anche per lo sballo. In questo modo hanno potuto avvicinare i pusher stranieri, consentendo di documentare ben 54 cessioni di droga, 19 in più rispetto alla scorsa operazione nel 2018.

Le misure, emesse dalla Procura della Repubblica del capoluogo salentino, scaturiscono da una prima fase investigativa dei carabinieri tra il 25 luglio e il 25 agosto. I militari dell’Arma gallipolini, guidati dal capitano Francesco Battaglia, hanno monitorato i cinque punti dello spaccio che, almeno fino a luglio, erano deserti. Evidentemente, le organizzazioni criminali hanno messo in conto un’attività remunerativa nel clou dell’estate. Nelle settimane precedenti, evidentemente, non vi sarebbero stati introiti convenienti.

E infatti la conferma non ha tardato ad arrivare: dalla fine di luglio, numerosi volti nuovi di cittadini stranieri sono stati segnalati dai militari in borghese lungo il litorale della Città Bella e in corrispondenza dei locali notturni e della stessa pineta nei pressi del campo sportivo. I carabinieri, a bordo di auto civetta e scooter, hanno identificato diversi acquirenti che, prima di essere segnalati alla prefettura di Lecce, sono stati ascoltati per ottenere la descrizione degli spacciatori. Diverse le quantità di hashish, marijuana e cocaina recuperate durante l’operazione. Ma preoccupa, a detta degli inquirenti, la maggiore scaltrezza orami sviluppata nell’ambiente delinquenziale: gli individui pedinati hanno infatti modificato ogni giorno il proprio look per evitare di essere riconosciuti. Occhiali da sole differenti, cambio di indumenti e accessori. Hanno però trascurato un dettaglio: le scarpe. Quelle venivano cambiate di rado e hanno rappresentato l’elemento che reso riconoscibili alcuni di loro.

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